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NAVE ROMANA

Profondità: 38/40 mt Difficoltà: impegnativa L’IMMERSIONE: Le anfore giacciono su di un fondale sabbioso alla profondità di 40 metri davanti ad Albenga (sv). Le discese e le risalite avvengono attraverso cime e pedagni appositamente collocati per i sub. Il sito di immersione si estende per circa 40 metri di lunghezza e 16 di larghezza. Numerosissime anfore, di cui alcune ancora intatte, ospitano gronchi, murene, polipi e molto altro. Nella stagione giusta non mancano avvistamenti di mola mola (pesci luna) e rane pescatrici. LA STORIA: La nave di Albenga costituisce uno dei più grandi relitti di età romana oggi conosciuti nel Mediterraneo. Lunga oltre 40 m. e larga circa 10, con propulsione esclusivamente a vela, aveva un carico stimato in circa 10.000 anfore contenenti vino della Campania o di altre zone dell'Italia centro-meridionale e, impilati nei vuoti tra le anfore, piatti e coppe di ceramica in vernice nera, che viaggiavano come merce di accompagnamento. La prima esplorazione, che interessò la parte centrale della nave, fu condotta nel febbraio 1950, a bordo della nave "Artiglio", da Nino Lamboglia, pioniere dell'archeologia subacquea mediterranea, e consentì, in poco meno di un mese, il recupero di ben 728 anfore e molto vasellame. I materiali recuperati furono subito esposti al pubblico in locali messi a disposizione dal Comune di Albenga, ponendo così le basi del "Museo Navale Romano". Le campagne di ricerca e scavo sul relitto, che si sono susseguite negli anni, hanno permesso di acquisire numerose conoscenze sulla nave, che giace ancor oggi sul fondale al largo della cittadina ligure, a circa 42 m. di profondità. L'aspetto più spettacolare è rappresentato dalle 728 anfore, che contenevano prevalentemente vino proveniente da qualche sito tirrenico meridionale, ma anche nocciole: erano impermeabilizzate con uno spesso strato di resina o pece ed erano tappate ermeticamente con sugheri di cm 7 di diametro, infilati nella parte più stretta del collo e poi sigillati con malta di calce, probabilmente al fine di conservare al vino il suo sapore. Erano stivate con il sistema tipico delle navi onerarie, che assicurava l'immobilità del carico, ossia disposte in almeno cinque strati sovrapposti, con il fondo incastrato nei vuoti tra le anfore sottostanti, e il collo trattenuto dai fondi delle anfore soprastanti. 
I RELITTI:
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