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RELITTO UMBERTO I

Profondità: 42/52 mt Difficoltà: tecnica L’IMMERSIONE: La profondità elevata e la particolare ubicazione del relitto rendono questa immersione consigliata solo a subacquei esperti. Il relitto si trova adagiato su un fondale di sabbia ad una profondità massima di circa 50 metri e la sua parte più alta è ubicata intorno ai 43 metri. Essendo stata costruita per gran parte in legno, la nave ha perduto molte delle strutture originarie sia a causa della azione devastante dei siluri al momento dell’affondamento che a causa della lunga permanenza in acqua. La poppa, essendo andata quasi completamente distrutta dall'esplosione, non è ben riconoscibile ed al suo posto vi è una zona di detriti di varia grandezza e natura. La prua fornisce un notevole impatto scenografico essendo adagiata sul fianco sinistro e rappresenta la sezione più imponente e meglio conservata della nave. Essa è infatti riconoscibile per la sua forma affusolata caratteristica dei piroscafi a trazione mista del XIX Secolo che facevano ancora largo uso delle vele. Questa parte della nave è avvolta da un gran numero di reti che oscillano mosse dalla corrente. Le strutture esterne della prua essendo costruite essenzialmente in legno sono state completamente consumate dagli organismi marini e ciò che rimane visibile è lo scheletro metallico della nave, che rappresenta sicuramente uno dei punti più caratteristici di questa immersione. Un’altra caratteristica che balza subito agli occhi è il gran numero di pesci che avvolgono il relitto, talvolta sottraendolo quasi alla vista. Questa è una caratteristica comune a tutti i relitti affondati in mare aperto che creano una sorta di reef artificiale dove i pesci, protetti dalle reti a strascico, vivono indisturbati. LA STORIA: Impostata nei cantieri scozzesi McMillan & Son di Dumbarton per conto della società Rocco Piaggio & Figli di Genova, fu varata come nave passeggeri con il nome di Umberto I il 15 Agosto 1878. La nave aveva una lunghezza di 109,72 metri per una larghezza massima di 11,58 metri mentre la stazza lorda era pari a 2.746 tonnellate. Rappresentava per l’epoca un autentico gioiello di tecnica e comfort ed infatti fu la prima nave italiana ad ottenere la più alta classe del Registro Navale Inglese. Era di colore grigio con una lunga tuga poppiera, un fumaiolo, due alberi a goletta ed una prua dritta come un veliero. Rappresentava, insomma, una di quelle navi a propulsione mista, vela e motore, così caratteristiche della seconda metà dell’ottocento e permetteva di trasportare 89 passeggeri in prima classe, 80 in seconda classe, 870 emigranti ed 80 uomini di equipaggio. Il viaggio inaugurale avvenne lo stesso anno del varo sulla linea Genova - Montevideo - Buenos Aires e la nave impiegava circa 22 giorni per compiere l’intero viaggio. Dopo il 1885 fu venduta alla società Navigazione Generale Italiana che la utilizzò inizialmente sulla stessa rotta per poi destinarla alle rotte mediterranee e come collegamento con l’Africa Settentrionale e Orientale. Nel 1896 divenne una delle prime navi che furono impiegate per crociere di lusso e nello stesso anno fu requisita per venire impiegata come nave ospedale a Massaua. Nel 1908 il Ministero dell’Interno mise la nave a disposizione per portare i primi soccorsi ai terremotati di Messina. Successivamente la nave iniziò la sua parabola discendente e fu acquistata nel 1910 dalla Società Nazionale dei Servizi Marittimi ed utilizzata come semplice nave da carico. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale la Regia Marina la requisì per utilizzarla come incrociatore ausiliario nella scorta ai convogli, compito per il quale vennero istallati due cannoni rispettivamente a prua e a poppa. L’affondamento: Alle 8:30 del 14 agosto 1917 l’Umberto I partiva da Genova in testa ad un convoglio composto da 4 navi norvegesi e tre italiane. Alle 18:30 la nave si trovava in prossimità dell'isola Gallinara quando fu colpita da una coppia di siluri lanciati dal sottomarino U-35 in missione di pattugliamento lungo la costa ligure. I due siluri dell’U-35 raggiunsero l’Umberto I a proravia dell’albero maestro, in corrispondenza della paratia tra la stiva numero 3 e la sala macchine senza dare al comandante Ernesto Astarita il tempo di manovrare per eludere l’attacco. Nell’esplosione venne distrutta buona parte della nave composta ancora di molte parti di legno che andarono in frantumi, così come tutte le scialuppe poppiere. La nave affondò in circa due minuti e degli 80 membri dell’equipaggio (39 militari e 41 militarizzati) persero la vita 26 persone che al momento dell’esplosione si trovarono negli spazi chiusi della nave e che non ebbero il tempo di porsi in salvo.
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